Festival Djyem 2015

lo striscione

 

Il terzo Festival Djyem è stato un evento del tutto fuori dall’idea che ce ne saremmo fatti: non c’è stato, praticamente, il Festival stesso eppure, grazie a Amadi, Camara, Djaga, Ousman e Simon ne abbiamo tratto, invece, un gran bel progetto per l’anno che viene.

La cosa è andata così: siamo partite Liana Nissim e io liana nissim

 

questa è Liana nel resort Evasion Peche, pronte a raccogliere i frutti di un intenso lavoro durato tutto l’anno scorso.

Accolte da Amadi e da Modou, ci rechiamo ai villaggi, ammiriamo i vari striscioni sparsi lungo la strada, fissiamo un po’ di appuntamenti con il Sindaco di Fimela, il medico capo di Dioffior, il Sottoprefetto, salutiamo Anne Catherine e ci apprestiamo a gustarci il Festival che avrebbe avuto inizio con il giro dei siti storici il giovedì.

Qui accade di tutto perché c’è un decesso a Djilor e tutto si blocca: cancellato il giro, annullati gli impegni, la tradizione locale pretende che per almeno tre giorni si arresti ogni attività.

Naturalmente a noi bianche sembra una follia, magari lo avremmo fatto slittare ma ci dicono che no, noi eravamo venute dunque non si sarebbe potuto farlo spostandolo di tre giorni.

Allora abbiamo deciso di fare uso di questo spazio che era restato desolatamente vuoto, abbiamo doverosamente assistito a vari incontri culturali che si svolgevano nel Centro Senghor di Fimela e abbiamo usato il tempo per ragionare con il gruppo per impostare le attività a venire.

Abbiamo persino brindato alla fine di un Festival che evidentemente era restato ibrido fra la cultura loro e quella di noi europei e che, con la sua secca fine, aveva lasciato liberi i senegalesi di farsi un Festival del tutto modellato sulle loro attività.

Ecco qui Amadi con Liana Juliana e Amadi 1

durante i nostri pensamenti, in attesa che ci raggiungessero anche gli altri.

Ne è sorto un bel progetto, tutto da verificare, ovviamente, nella sua effettiva attuazione ma che si incentra sull’utilizzo della Maison d’Accueil.

Ci lavoreranno un po’ tutti:

Amadi organizzerà il mercato settimanale che sarà il vero volano pubblicitario del luogo;

Camara vi aprirà all’interno il suo ambulatorio di Medicina Tradizionale e avvierà l’apprendistato di altri giovani in sintonia con altri Tradi Praticiens;

Djaga vi terrà il suo laboratorio di maçonnerie e userà gli allievi per restaurare la stessa Maison d’Accueil;

Simon organizzerà sul terreno circostante un’agricoltura biologica e utilizzerà con i suoi allievi gli incontri per rendere ben sistemato e piantumato tutto il terreno intorno alla Maison d’Accueil.

Ma poi, l’ultimo giorno della lotta a Djilor, abbiamo avuto un’accoglienza fantastica dell’intero villaggio e dei villageois degli altri villaggi che ci hanno strette in un abbraccio commovente: ragazze e ragazzi tutti vestiti uguali ci hanno accolti all’ingresso al rullo dei tam tam, siamo entrate salutare dai lottatori, abbiamo avuto l’onore di consegnare un premio importante al rappresentante nazionale della lotta in Senegal.

Siamo restate senza parole, un’accoglienza inimmaginabile, appena avremo foto e video li condividiamo, per ora incrociamo le dita che il tutto abbia almeno qualche seguito, sia pur difforme ma sempre seguito!

 

Alla prossima, vi lasciamo con il volto di Ndeye Basse Ndej Basse

Author: Maria Cristina koch

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